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Ilve, immaginare un nuovo inizio

Come può essere organizzato il lavoro in una manifattura durante l'emergenza Covid-19. L'esperienza di Ilve raccontata dall'AD Gianluigi Freschi



Gianluigi Freschi, General Manager di Ilve, fa il punto sulla situazione dell’azienda che dal 1969 è specializzata nella produzione di elettrodomestici per cottura. Un esempio di come può essere organizzata un’impresa manifatturiera utilizzando tutti gli strumenti tecnologici a disposizione e i dispositivi per lavorare in sicurezza.


Come avete affrontato l'emergenza? 

Dal punto di vista interno, ossia con le risorse e le attività di produzione, la direzione ha deciso di dare delega ad un comitato operativo CV-19 (prima che fosse un obbligo dettato dalle istituzioni). Ci siamo dati l’obbiettivo di verificare la possibilità di mantenere attiva l’azienda, cercando di limitare i contatti tra le risorse, negli uffici come in stabilimento. Abbiamo bloccato la presenza in azienda di esterni, escludendo incontri, riunioni ed altri meeting in programma. Per fortuna siamo abituati ad utilizzare le conference call da remoto, avendo clienti e fornitori principalmente esteri.


Sin da fine febbraio abbiamo organizzato e gestito contratti di lavoro agevolato con il personale interno iniziando a lavorare in smart working nei settori in cui era possibile: amministrazione, commerciale, acquisti, U.T. e R&D. Abbiamo deciso per una sanificazione globale degli ambienti, fornendo le protezioni consigliate a tutto il personale (mascherine, guanti e prodotti disinfettanti in ogni “angolo”, dagli uffici alle aree caffè, ai bagni). Con tempestività sono stati posizionati ovunque cartelli che chiedevano di rispettare con attenzione e scrupolo quanto sancito dalle istituzioni (lavarsi le mani, non toccarsi bocca, naso, occhi, rispettare le distanze, eccetera).


Nel frattempo abbiamo iniziato a dialogare da remoto con clienti, fornitori e consulenti o collaboratori esterni per cercare di mantenere fede agli impegni presi. Sia in merito alle consegne degli ordini ricevuti, cercando di verificare la disponibilità dei fornitori nel rifornirci di componenti, che riprogrammando le attività di produzione interne. Siamo pertanto riusciti a procedere con tutte le attività sino al momento in cui ci è stata comunicata la chiusura forzata.

L’azienda non si è pertanto ancora fermata, se non con la produzione, anche grazie alla continuità operativa da remoto delle risorse in smart working che stanno provvedendo alla registrazione bolle e fatture, pianificando comunicazioni di aggiornamento agli utenti esterni per le consegne e le lavorazioni presso i terzisti.


Come sta impattando l'emergenza sul fronte export? 

La nostra azienda è fortemente e sostanzialmente orientata al’export, con una percentuale vicina al 90% del fatturato e i paesi più importanti per noi sono quelli di lingua anglosassone, vedi USA, AUS, UK, SA, ma siamo anche presenti nel’Europa centrale (Belgio, Olanda, Francia, Germania, Austria), nel Nord Europa (Svezia, Norvegia, Danimarca) e in Russia. In Cina e in India, paesi dai quali riceviamo principalmente componenti, non esportiamo invece con una rete di distribuzione organizzata.


Questa presenza eterogenea ha impattato in maniera differente, in ragione al'evolversi del contagio globalizzato. La preoccupazione in questo momento riguarda la possibilità dell’annullamento dei programmi di fornitura o la riduzione degli ordini in essere a causa della recessione prevista da tutti i maggiori indici macroeconomici.


Pertanto stiamo mantenendo alta l’attenzione sui clienti e con i fornitori, gestendo continue conference call, cercando di carpire loro intenzioni e le situazioni contingenti, anche in ragione alle difficoltà logistiche con trasportatori e corrieri vari.

Purtroppo sono mancate opportunità d’incontro importanti come le fiere che avevamo pianificato, (AD Show a New York e il Salone del Mobile a Milano), i meeting di formazione sui prodotti nuovi e  le attività di promozione pianificate. Pertanto abbiamo messo in atto con la nostra agenzia di comunicazione un progetto di coinvolgimento da remoto che prevede diversi appuntamenti che trattano argomenti coinvolgenti e coordinati a livello internazionale. In particolare stiamo puntando sul nuovo sito, sul configuratore, il brand center e i  social, e le presentazioni di prodotto virtuali con il tour al’interno delle immagini del catalogo, che permettono di visualizzare le novità di prodotto ambientate.



Come è possibile mettere a frutto questa pausa forzata?

Premetto che una pausa forzata usualmente non è prevista e nemmeno condivisa, per cui non solo ci si trova impreparati, ma si devono prendere molteplici decisioni in tempi contenuti e pertanto bisogna essere lucidi nel definire cosa sia prioritario e/o meglio pianificare. In Ilve la pausa per il momento riguarda solamente l’area produzione in senso stretto; difficile prevedere manutenzioni straordinarie od altro ad impianti e stabilimento, una volta messi in sicurezza.


Molte invece sono le attività che possono essere portate avanti con il resto delle funzioni aziendali. Faccio riferimento alla operatività contabili in amministrazione e al reparto di R&D con l’ufficio tecnico che può aggiornare libretti di istruzione e manutenzione multilingue, perfezionare gli esplosi utili ai centri di assistenza con immagini 3D, oltre ad anticipare disegni cad/cam relativi alla progettazione e gli sviluppi dei progetti in cantiere, avendo la possibilità di gestire le risorse coinvolte con linea VPN dedicate.

Con gli acquisti vi è la possibilità di fare scouting via rete di fornitori alternativi, ovviamente da verificare con successivi audit; e continuare l’attività di monitoraggio relativo alla situazione contingente con gli attuali fornitori, probabilmente a loro volta in difficoltà di produzione, per mantenere fede alle consegne o con difficoltà nel gestire trasporti.


Infine la parte commerciale, maggiormente coinvolta a tenere vivo il contatto con il mercato, può gestire da remoto il rapporto con i distributori, i principali clienti, che devono essere rassicurati sulla continuità di forniture e supporto tecnico, ma anche sollecitati con programmi e progetti relativi a formazione sulle funzioni e le prestazioni dei prodotti, la presentazione di prodotti nuovi. A loro forniamo anche suggerimenti per gestire azioni alternative che li aiutino a interagire con con il cliente finale.

A tal proposito Ilve ha messo a frutto, in questo momento di difficoltà operativa, un progetto di comunicazione che abbiamo definito non solo strategico ma coinvolgente anche per le risorse interne e di impatto con il nostro interlocutore principale, il distributore. Così facendo crediamo di aver messo a frutto il fermo produttivo, strutturando attività propedeutiche ad una ripresa coinvolgente e ci auguriamo vivace.


Come si può immaginare la ripartenza?

Questa è una domanda complessa e difficile a cui rispondere; determinata anche dai tempi di stasi, che qualora fossero prorogati, porterebbero a maggiori difficoltà per tutte le filiere. Il mercato interno già risentiva di una cronica difficoltà alla ripresa, figurarsi con questa situazione, una svolta epocale alla quale difficile fare previsioni. Con i mercati internazionali dipenderà dalla rilevanza della pandemia e da come questi paesi andranno a superare l’emergenza che ci sembra di riscontrare sia vissuta diversamente, con maggiore o minore rilevanza, nelle varie aree del globo. A nostro avviso una ripresa è sinonimo di una forte volontà, e a prescindere dalle situazioni ci piace definirla un nuovo inizio anziché una ripresa…


fonte:Ambiente Cucina

Articolo di Raffaella Razzano


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